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 AdminCARTICLESRubricheIl Libernauta     settembre 15, 2019  

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RUBRICA DI RECENSIONE E CRITICA LETTERARIA
09
Roma, settembre 1683. In una locanda nel cuore della Città Santa la morte improvvisa di un viaggiatore semina il panico: veleno o peste? Per paura del contagio, gli ospiti vengono rinchiusi in quarantena nelle proprie stanze. Tra loro c'è l'abate Atto Melani, ex cantante castrato e ora agente segreto del Re Sole Luigi XIV, deciso a scoprire cosa si celi dietro quella strana morte. Atto dovrà scontrarsi con le reticenze e le paure degli altri ospiti, con lo spettro della peste che aleggia sulla locanda e gli echi minacciosi della battaglia decisiva che le armate dei principi cattolici stanno combattendo a Vienna contro i Turchi. Nonostante le difficoltà, l'inchiesta dell'abate Melani condurrà alla soluzione del mistero, ma soprattutto alla tremenda verità che segretamente condiziona il destino d Europa: una congiura internazionale in cui s'intrecciano religione, politica e altari. Il diario dell'inchiesta, tenuto minuziosamente dal garzone della locanda, finirà sepolto in un manoscritto, che riemergerà improvvisamente centinaia di anni più tardi. 
Di notevole valore storico per la parte documentale di supporto oltre che per l' accurato lavoro di ricostruzione con personaggi, vicende, opere musicali ed eventi che vengono letti in una nuova luce con tutti i presupposti per una diversa narrazione della storia europea di quel periodo.


Questo e molto di più nel libro recentemente pubblicato da Baldini & Castoldi nel 2015, dopo circa 15 anni dalla sua prima uscita con Mondadori, per opera di due importanti storici non accademici Rita Monaldi e Francesco Sorti, ormai famosi in tutto il mondo per la loro incredibile capacità di narrare, in forma di romanzo storico, personaggi e vicende reali contribuendo alla scoperta di documenti inediti che aprono nuovi scenari ed interpretazioni della storia ufficiale.
Un libro magnifico, Imprimatur e primo di una lunga serie, sia per lo stile seducente che per la coerenza storica dei personaggi e delle vicende drammatiche dell'epoca che vengono narrate all'interno di un'abilissimo intreccio della trama con colpi di scena e finale che "apre" alla riflessione ed alla voglia di proseguire nella lettura di questi autori. 

Imprimatur, presentato al Festivaletteratura 2015, dagli autori è il primo di una serie di romanzi storico-filosofici con protagonista la figura storica di Atto Melani (1626-1714), castrato, cantante lirico, diplomatico e spia per Re Luigi XIV. La trama del romanzo si svolge all’interno della Locanda del Donzello, in via dell’Orso a Roma, nell’arco di dieci giorni del settembre 1683, nel momento in cui a Vienna si combatte la battaglia decisiva contro gli Ottomani che da due mesi assediano la città.
La vita a Roma è sospesa in attesa di conoscere l’esito dello scontro da cui dipende il futuro della cristianità. Nella locanda muore all’improvviso il gentiluomo francese De Mourai. Si sospetta il contagio della peste e per questo le autorità sanitarie dispongono la quarantena. Porte e finestre sono sbarrate. I dieci ospiti del Donzello sono prigionieri. Tra di essi vi è Atto Melani il quale, sospettando che l’anziano De Mourai sia stato avvelenato, tenta di scoprire l’assassino, con l’aiuto di Francesco, il giovane ma sveglio garzone della locanda. Da qui parte una straordinaria avventura che porterà la coppia investigativa ad entrare in contatto con le più oscure macchinazioni dei potenti europei, sullo sfondo della lotta tra il Re Sole Luigi XIV e Papa Innocenzo XI per la supremazia in Europa.

Atto e Francesco raccolgono indizi, indagano nella vita degli altri prigionieri, si immergono nei sotterranei di Roma e della politica, cercando di separare il falso dal vero. Ognuno degli ospiti della Locanda ha un segreto da nascondere, ambiguità e facce che cambiano a seconda delle circostanze. Cosa c’è nel misterioso rondò (Barricades mystérieuses di Francois Couperin) ossessivamente suonato dal chitarrista francese Roberto Devizé?

La sconvolgente verità emerge poco a poco in questo ottimo giallo, ambizioso e ben costruito nei minimi dettagli e caratterizzato da un'ottima padronanza della lingua italiana, a volte persino seducente. 
Sebbene sembra difficile avvicinarlo al “Nome della rosa“ di Umberto Eco, come pure è stato fatto da autorevoli media in Europa e in America, il libro si colloca comunque sul piano più alto del genere "romanzo storico", esattamente agli antipodi di prodotti commerciali alla Dan Brown privi di qualsiasi fondamento di verità storica.
L’opera di Monaldi e Sorti non presenta solo una trama avvincente e spettacolare, bensì è anche un grandioso affresco della vita nell’epoca barocca, di cui gli autori restituiscono gli odori, i sapori e i colori, la musica ed il canto al punto che , spesso, risulta difficile capire dove termina la realtà e dove inizia la finzione narrativa.
I personaggi hanno tutti del resto delle basi documentali. Anche la Locanda del Donzello è realmente esistita. Ma l’amore per la ricerca e per la verità è costata cara ai due scrittori come del resto essi stessi hanno più volte dichiarato e la pubblicazione in italiano del loro libro, con circa 15 anni di ritardo rispetto al resto del mondo, testimonia le difficoltà alle quali essi hanno dovuto fare fronte.

Nelle loro indagini Monaldi e Sorti si sono imbattuti in documenti che erano rimasti sepolti per secoli e che forse sono alla base dell’ostracismo subito, relativi a papa Innocenzo XI (1611-1689), al secolo Benedetto Odescalchi, appartenente ad una delle famiglie bancarie più ricche d’Italia. La tradizione lo ricorda come papa austero, riformatore dei costumi, difensore della cattolicità contro gli ottomani (fu il promotore della lega cristiana che salvò Vienna nel 1683) ma anche tollerante verso le altre confessioni cristiane.
Fu beatificato solo dopo quasi trecento anni dalla morte nel 1956. Un sospetto era sempre gravato su Innocenzo XI ovvero che papa Odelscalchi avesse aiutato il protestante Guglielmo d’Orange ad impossessarsi del regno d’Inghilterra nel 1688, contro il re cattolico Giacomo II. Le ricerche degli autori di Imprimatur sembrano provare definitivamente, documenti alla mano, questa antica controversia, come spiegano nella lunga e dettagliata appendice storiografica al romanzo che, contrariamente alla maggior parte, risulta gradevolissima alla lettura e quasi indispensabile postfazione all'opera.
Innocenzo XI favorì in Inghilterra la vittoria protestante contro i cattolici, sia per motivi geostrategici, dato che il Papato contrastava in ogni modo l’espansione della potenza del Re Sole, che stava attirando nella sua orbita l’Inghilterra; sia per motivi più banalmente finanziari, dato che la famiglia Odescalchi aveva fornito per anni ingenti prestiti a Guglielmo d’Orange.

Ma le vicende che hanno ritardato la pubblicazione in italiano di Monaldi e Sorti sono arrivate ad una felice conclusione infatti Baldini & Castoldi pubblicherà tutti e 7 libri della saga che vede protagonista l’abate Atto Melani, come pure gli altri tre libri di una nuova serie di genere storico-satirico (I dubbi di salai - L’Uovo di Salai - La riforma di Salai). 
I sette volumi comporranno una sentenza latina:
 

« Imprimatur Secretum, Veritas Mysterium. Dissimulatio Unicum Opus». 

Come spiegano gli stessi Monaldi e Sorti: «La sentenza è concepita come un gioco barocco di specchi. La prima parte parla dell’inconoscibilità terrena della verità - ma si può dire anche “delle verità”, ossia al plurale -. Verità che restano inconoscibili anche se si dovessero svelare tutti i segreti del mondo. La traduzione della prima parte della sentenza latina infatti è: “Si pubblichi pure un segreto, la verità rimane un mistero”.
La seconda parte invece può essere interpretata in modi diversi, anche contrastanti. Una traduzione ambigua è: “Unica impresa, la dissimulazione.” Essa può significare due cose: il primo significato è che, di fronte all’inconoscibilità terrena delle verità, l’unica reazione (del consorzio umano) è far finta di nulla, pubblicando quindi false verità assolute, come quelle scientifiche e razionali, e inducendo il mondo a crederci, a prenderle per buone, in modo che il mondo dimentichi che le verità assolute su questa Terra non è possibile possederle.
Il secondo significato, invece, spiega i nostri intenti letterari ed è questo: l’unica opera utile, che vada davvero a vantaggio del consorzio umano, è spiegare l’inconoscibilità terrena delle verità dissimulandone la spiegazione nelle opere d’arte; nel nostro specifico caso di scrittori, nelle opere letterarie».
(C) Il Libernauta




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